sabato 22 marzo 2008

Scambi di accuse tra gli entourage dei due candidati democratici

Insulti e bugie nella corsa di Hillary e Obama

Il Washington Post sbugiarda la Clinton: non fu in pericolo in Bosnia e non ebbe un ruolo nella pace in Irlanda.

WASHINGTON –Hillary Clinton è come Pinocchio, il naso le si allunga per le troppe bugie, parola del Washington Post. Suo marito Bill è come Joseph McCarthy, il senatore della caccia ai comunisti «traditori» a cavallo del ‘50, parola del generale a riposo Merrill McPeak, un consigliere di Obama. Bill Richardson, il governatore del Nuovo Messico, è un Giuda, parola di James Carville, un guru di Hillary. E via di seguito.

CLINTON SBUGIARDATA - Menzogne e insulti costellano la sfida tra la ex first lady e il senatore nero e ne avvelenano la Pasqua. Perchè il Washington Post definisce Hillary «un Pinocchio di quarto grado» (nel giornale figurano quattro burattini allineati)? Perché la prima donna candidata alla Casa bianca ha esagerato nel vantare le sue credenziali di «comandante in capo». Ha raccontato a esempio che nel marzo del ’96 andò in Bosnia al posto del marito presidente, che fu accolta all’aeroporto «dal fuoco dei cecchini», e dovette mettersi in salvo «correndo a testa bassa». Era troppo pericoloso per Bill, ha spiegato Hillary in un’intervista, ma era necessario che qualcuno di noi sostenesse i bosniaci. La ex first lady ha poi sottolineato di avere portato la pace nell’Irlanda del nord nel ’98, dopo decenni di guerre di religione: «Svolsi una mediazione cruciale».

LE DUE SMENTITE - Il Washington Post ha controllato e la ha bacchettata. In Bosnia nel marzo del ’96 viaggiarono con Hillary numerosi giornalisti, e nessuno sentì sparare né la vide scappare. Anzi, Hillary fu accolta con un mazzo di fiori da una bambina di 8 anni, dal generale Nash, il comandante delle truppe americane, e da numerosi dignitari. L’inviato del Washington Post, John Pomfret, ha ricostruito l’atterraggio alla base militare di Tuzla: «Era uno dei posti più sicuri del Paese, la gente era allegra». Idem per la pace in Irlanda. A smentire la ex first lady è stato addirittura il premier irlandese Ahren, secondo cui sì, lei aiutò, ma non partecipò ai negoziati, fu il presidente Clinton a premere. Insomma, una gaffe.

«COME MCCARTY» - Gaffe anche quella del generale McPeak, uno dei dirigenti della campagna elettorale di Obama. Soprattutto insulto a un ex presidente democratico. McPeak si è molto irritato quando Bill Clinton ha messo in dubbio il patriottismo del suo candidato dicendo: «Sarebbe bene se avessimo delle elezioni in cui tutti si dedicassero all’interesse del Paese». «Mi ricorda Joseph McCarthy» ha tuonato il generale. «Io ero all’università quando MCarthy accusava gli americani più onesti di tradimento, ne ho abbastanza di queste cose». L’entourage di Hillary ha reagito: McCarhy era un conservatore estremista. McPeak cerca di distogliere l’attenzione dalle dichiarazioni antiamericane di certi sostenitori di Obama».

IL VOLTAFACCIA - Insulto pure quello di Carville, un guru della ex first lady, a Richardson, che fu ministro dell’energia e ambasciatore all’Onu sotto Clinton. Il governatore del Nuovo Messico è il latino americano più eminente di oggi, e si è candidato alla Casa bianca contro Obama e Hillary, ma si è ritirato a gennaio. I Clinton erano certi del suo appoggio, ma Richardson lo ha dato al senatore nero dopo quella che ha definito «una difficile telefonata» ai suoi ex mentori. Carville ha perso le staffe: «E’ un Giuda». Tra bugie e insulti, i candidati democratici rischiano di fare il gioco di quello repubblicano John McCain, che infatti è in vantaggio su entrambi nei sondaggi.